Semi di Zucca, racconto horror gratuito

Questa breve storia, scritta da Andrea Sfiligoi, è contenuta nel gioco di narrazione Non Andare Nel Bosco D’Inverno di Clint Krause, disponibile in edizione cartacea sul sito della ganesha games. La storia, come il gioco, è ambientata in un villaggio ai tempi della colonizzazione dell’America.

 

 

SEMI DI ZUCCA

Clara Reed aveva uno strano orto sul retro di casa. Poco più di un fazzoletto di terra dalla curiosa forma di mezzaluna, delimitato da olmi già lì da prima che i genitori di Jack Reed, marito di Clara, costruissero la casa.
E nonostante l’irrigazione fosse scarsa, affidata a secchi d’acqua portati a mano dal pozzo nella stagione calda, ed edificio e olmi gettassero ombre fredde sul suolo per gran parte del giorno, nell’orto di Clara Reed crescevano le zucche più grandi, più colorate dell’intero villaggio. Frutti di oltre cento libbre, dalla pelle rugosa del colore del sole al tramonto, talmente floridi da sembrare sul punto di esplodere. La buccia era tanto tesa che sembrava di sentirla scricchiolare sotto la spinta vitale della crescita. Picchiettate con le dita, quelle zucche suonavano come tamburi. Portavano la promessa di zuppe calde e allegre torte al profumo di cannella e confettura e sorrisi di bambini, e crescevano, crescevano, crescevano come cresceva il ventre di Clara.

Erano giovani, i Reed. Non avevano grandi mezzi ma al bambino non sarebbe mancato alcunché. Un tetto solido, un granaio, un padre e una madre amorevoli, e la migliore terra che il Signore avesse mai concesso, se aspiravi a guadagnarti onestamente il pane tirando su zucche, mele e granturco.

A volte qualcuno del villaggio insisteva un po’ troppo sulle dimensioni di quelle zucche, strabiliato dai mostri che fiammeggiavano nell’ombra del giardino sul retro della casa. Ci doveva essere un segreto, borbottava, se solo in quel posto le zucche crescevano in quel modo, anche negli anni in cui la carestia aveva fatto restringere le cinture degli uomini e scavato le guance alle donne. E i Reed avrebbero dovuto ben spiegarlo agli altri abitanti del villaggio, prima che qualche invidioso o qualche malelingua iniziasse a parlare di strane luci notturne nel semicerchio di olmi e di invocazioni alla madre terra sussurrate in parole misteriose e gesti compiuti con le dita intrecciate.
Ma poi Clara tagliava una succulenta mezzaluna, incartava un pugno di deliziosi semi di zucca asciugati al sole, sorrideva con la bellezza che solo le giovani donne in attesa possiedono, e i rimbrotti venivano messi a tacere.

Poi venne un’inverno improvviso, in anticipo di mesi, e su tutto il villaggio si sparsero il ghiaccio e la carestia, e le ombre degli olmi si fecero più lunghe e più scure. I melograni, quei frutti insoliti che tanta curiosità avevano destato nei vicini, caddero dal frutteto di Sam Jenkins, e quando i frutti toccavano il suolo, sparsero sulla neve un liquido simile a sangue marcio. Nel giro di una notte le mele di Sarah Foster avvizzirono e diventarono dure come legno, come se un verme invisibile ne avesse bevuto il succo dall’interno. Ogni frutto o ortaggio pronto per il raccolto d’autunno marcì, si contorse e perse colore, e tutti seppero che non era stata solo la lunga mano del gelo a toccarlo. Un’artiglio stregato aveva ghermito i frutti della terra e del lavoro degli abitanti del villaggio, rubando loro la vita.
Il colore era scomparso da tutti i frutti, tranne che dalle zucche di Clara Reed. Nell’ombra azzurra del giardino sul retro coperto di neve, quelle teste di giganti sepolti fino al collo sembravano ammiccare e schernire la gente affamata.Fu allora che le malelingue si organizzarono, e uomini con la fronte aggrottata e le labbra piegate in una smorfia bussarono alla porta di Jack e Clara Reed. E a poco servirono le rassicurazioni di Jack, che i Reed avrebbero condiviso con più persone possibili i frutti del proprio orto. Ci fu uno spintone, un manico d’ascia compì un arco nell’aria fredda, e mentre il vento soffiava e gli olmi sembravano gemere, qualcosa colpì il pancione di Clara Reed.

Gli uomini dalle fronti aggrottate si accorsero del danno quando Clara si accasciò con un gemito, e l’orlo della sua gonna si inzuppò, e il vestito produsse il suono di uno straccio bagnato lasciato cadere in un secchio. C’era acqua sull’assito, acqua sul grembo di Clara, lacrime e incredulità sul volto di Jack, che urlava, urlava, e nessuno trovò la presenza di spirito necessaria a saltare a cavallo e correre a chiamare il dottor Jones. Tutti gli uomini fuggirono, si chiusero nel silenzio delle barbe pensose e mai più, mai più sfiorarono le loro mogli nell’intimità delle camere da letto.
Non fu il pentimento per il gesto scellerato a marchiarli e a farli gemere di notte.

Fu la paura.

Perché dal ventre di Clara Reed era uscito qualcosa, qualcosa di morto e bagnato e tuttavia innegabilmente, inesorabilmente pronto alla vita, che aveva la pelle simile ad una buccia arancione e, dove sarebbero dovuti essere gli occhi, due inconfondibili semi di zucca.

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